Le identità non sono mai abbastanza
Fino a poco fa credevo che la corsa di molti siti a trasformare i loro account in identità OpenID fosse poco utile e quasi un problema, perché poteva creare confusione agli utenti, che non sapevano che fare con tutte queste identità. Oggi invece mi sono ricreduto e sono passato esattamente all’opinione opposta. Il motivo di questo cambiamento è che ho iniziato a pensare meglio a come potrebbe essere descritto OpenID ad un utente non tecnico, magari poco pratico dell’internet. La conclusione a cui sono arrivato è che spiegare al pubblico come usare (non come funziona) OpenID è uno dei maggiori problemi per la sua adozione.
Con la diffusione di OpenID il classico “fai login o registrati” diventa: “scrivi qui il tuo OpenID, se non ce l’hai, registrati su quest’altro sito e poi torna qui ad usare il mio”. Messa così non è molto chiara, quindi spesso dovrà essere accompagnata da una breve spiegazione di cos’è OpenID, che per quanto breve e chiara, è sempre della roba da leggere e nessuno legge le istruzioni, lo sappiamo tutti. E se non legge le istruzioni non si iscriverà al nostro nuovo sito, perché non sa cosa scrivere in quel campo con l’icona arancione.
Questo problema è però praticamente risolto se l’utente ha già una (o più) identità fornite da altri servizi a cui è iscritto, perché gli si può dire più semplicemente che il sito riconosce gli indirizzi di Wordpress, quelli di AOL o quelli Microsoft, magari con qualche esempio esplicito, ed è fatta. La maggior parte degli utenti avrà già un account in qualcuno di quei servizi e non dovrà crearsi un’identità OpenID solo per accedere al nuovo sito che vuol provare.
Se poi tutti questi servizi che fanno anche da provider di identità, istruiscono anche gli utenti su come inserire nelle loro pagine la delegazione dell’identità, la faccenda si semplificherà ancora, trasformando quella che ciascuno considera la propria pagina personale nell’identità da usare.
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